Sono trascorsi 70 anni dalla vittoria di Eugenio Castellotti alla 1000 Miglia del 1956. Un’impresa leggendaria lunga 1597 chilometri con la Ferrari 290 MM della Scuderia Ferrari. Una cavalcata solitaria iniziata a Brescia alle ore 5:48 del 28 Aprile e conclusa dopo 11 ore, 37 minuti e 10 secondi alla straordinaria media, viste le condizioni meteo in cui si svolse la corsa, di 137,442 chilometri all’ora.
Il podio di questa edizione della 1000 Miglia, la 23esima, fu monopolizzato dalla Ferrari, con Peter Collins e Louis Klemantaski su Ferrari 860 Monza al secondo posto e Luigi Musso su Ferrari 860 Monza al terzo posto.
Fu un grande trionfo per la Scuderia Ferrari, che occupò le prime cinque posizioni della classifica generale con Juan Manuel Fangio su Ferrari 290 MM e Olivier Gendebien-Jacques Washer su Ferrari 250 GT LWB (vincitori tra le Gran Turismo), rispettivamente al quarto e al quinto posto.
La corsa fu caratterizzata da maltempo estremo, con vento e pioggia battente che misero a dura prova i piloti, soprattutto nella prima giornata di gara. Castellotti affrontò la corsa senza navigatore, un'impresa considerevole date le condizioni delle strade e il pessimo meteo di quei giorni. Partirono da Brescia 365 vetture (delle 427 iscritte), solo 182 riuscirono a tagliare il traguardo.
Nel 70esimo della straordinaria vittoria, la Scuderia intitolata al grande campione lodigiano ha allestito uno spazio in centro a Lodi (in corso Roma, 105) con il busto di Eugenio Castellotti che nei prossimi mesi verrà posizionato nel Parco di Modena al posto dell’originale rubato oltre dieci anni fa insieme a quelli di altri piloti. Il busto, opera del Maestro d’arte Alessandro Rasponi, è stato realizzato per iniziativa della Scuderia Castellotti.